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Scatole di lattaLe scatole di latta antiche annoverano una grande schiera di collezionisti. Ed il motivo di questo interesse è spiegabilissimo: irresistibile infatti è il fascino che trasmettono queste piccole vestigia del passato, soprattutto per le affascinanti cromolitografie, su di esse riprodotte, che riportano in piccolo la storia del costume dei tempi che furono. Non bisogna, innanzitutto, dimenticare che la scatola di latta è nata da una particolare esigenza: la conservazione dei prodotti alimentari. Essa è già presente all’epoca di Napoleone quali contenitore di porzioni per l’esercito, anche se lontana dalla tipologia delle scatolette che oggi conosciamo. Comincia invece a prendere la giusta forma nel primo quarto di secolo dell’Ottocento. Il materiale di costruzione è l’acciaio, lavorato in fogli sottili e ricoperto di stagno con prerogative ottimali quali la lavorabilità, il costo contenuto, il valore igienico e conservativo. L’industrializzazione, che si diffonde velocemente dalla Gran Bretagna a tutta l’Europa, impone la necessità di far viaggiare i prodotti alimentari, ma anche chimici o manifatturieri, in appositi contenitori. E la scatola di latta arriva a proposito. Ma forse il lancio definitivo del nostro oggetto lo si deve all’industria dolciaria. A Torino, riconosciuta patria del cioccolato, nel 1826 nasce la Caffarel assieme a tante altre piccole fabbriche. Per rispondere alle richieste dei consumatori e per espandere le vendite, queste ditte cominciano a vendere i prodotti in scatole di latta, forse un po’ più care rispetto a quelle di cartone, ma col vantaggio di rimanere in casa utili, come contenitori, per qualsiasi esigenza. La scatola di latta riporta il nome della ditta e del prodotto e diventa così un veicolo pubblicitario assai valido. Con l’avvento della cromolitografia e della relativa tecnica per applicarla su metallo, in pratica alla fine dell’Ottocento, esplode il boom. In pratica si “inscatola” di tutto: biscotti, cioccolato, caffè, caramelle, torrone, per quanto riguarda i prodotti alimentari, ma anche lucido da scarpe, puntine per grammofoni, tabacco, prodotti farmaceutici etc. Il tennis arriva “sulla” scatola di latta nell’ultimo decennio dell’Ottocento: il collezionismo di questa specialità non è particolarmente diffuso né ha mai avuto una classificazione e se il recente libro “Ricordi in latta” con varie centinaia di esempi di scatolette riporta solamente una scatola sul tennis significa anche che si tratta di una specializzazione abbastanza rara. Generalmente il collezionista medio di tennis è molto attratto dal fascino delle scatolette antiche che riportano le immagini del tennis d’antan e non manca di includerne casualmente qualche esemplare nella propria collezione, tuttavia non mancano i collezionisti specializzati. Altre informazioni su ”Scatole di latta” in questo sito alle pagine “Risultati d’asta” e “L’oggetto particolare” ← Torna indietro |