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    Alto, Beinasco (TO)


    La Alto di Beinasco è nata dalla passione per il tennis dell’ing. Massimo Altissimo, industriale torinese che per anni è stato uno dei maggiori specialisti mondiali nella lavorazione dei profilati per auto. Sulla base della grande esperienza maturata e in seguito alla comparsa sui campi da gioco delle prime racchette di metallo, Altissimo creò all’inizio degli anni ’70 presso la tenuta di famiglia a Villafranca d’Asti, la Sportalma, un centro studi approntato per analizzare sotto ogni sfumatura i problemi relativi alla struttura, alla dinamica e al rendimento, in termini agonistici, delle racchette da tennis. L’intento era quello di cercare di capire i fenomeni fisici che intervengono durante il gioco del tennis misurandoli con strumenti innovativi di assoluta precisione al fine di ottenere risultati obiettivi che costituissero la base per un miglioramento tecnico dell’attrezzo.
    In breve tempo l’elegante residenza di campagna venne trasformata in un vero e proprio laboratorio scientifico, dotato di sofisticati e sensibilissimi strumenti di misurazione (come il tunnel tachimetrico, il dispositivo per rilievi statici e le riprese cinematografiche superveloci da 3000 fotogrammi al secondo), nonché di simulatori di gioco tra i più perfezionati, fra i quali il famoso “Robot Player”, una macchina in grado di manovrare la racchetta esattamente come un tennista sul rettangolo di gara.
    La diffusione degli studi effettuati dalla Sportalma, portò a conclusioni rivoluzionarie nel campo delle racchette da tennis, che smentirono le teorie sulle quali si erano basate fino a quel momento le più famose case costruttrici mondiali. Venne ad esempio verificato che la flessione del telaio della racchetta non avviene al momento dell’impatto della palla, ma in istanti successivi, sfatando la teoria secondo cui la racchetta sarebbe l’agente principale dell’ “effetto fionda” che rimanda la pallina. Sono invece le corde a dare slancio alla palla, mentre il ritorno del telaio è successivo al rilancio della pallina.
    Inoltre si scoprì che a parità di peso, di corde e di bilanciamento una racchetta “flessibile” imprime alla palla una velocità minore rispetto ad una “rigida”, così come si ottiene più potenza con una racchetta “pesante in testa”, mentre applicando masse addizionali ai lati dell’ovale (allargando il piatto e creando il cosiddetto “racchettone”) si hanno velocità e controllo di palla maggiori.
    Grazie all’inconfutabilità delle prove effettuate nel laboratorio di Villafranca d’Asti, la commissione federale decretò “fuorilegge” la famosa incordatura della racchetta “spaghetti”, così come fece più tardi con la racchetta americana “Blackburne” a doppia incordatura. Confortato dal gran numero di dati raccolti in una decina d’anni di studi, l’ingegnere Altissimo decise di mettere a frutto la propria esperienza entrando nel campo della produzione. Nei primi anni ’80 fondò la Alto che divenne la prima casa italiana di racchette da tennis in metallo e in grafite con telai dall’ovale maggiorato.
    Grazie ad una continua evoluzione tecnica e ad una cura assoluta della qualità del prodotto (ad esempio l’impugnatura brevettata “Alto-Soft”, che ammortizza le vibrazioni riducendo il rischio del cosiddetto “gomito del tennista”), la Alto si inserì in breve tempo nel mercato del tennis italiano e internazionale, raggiungendo l’apice con la serie Turbo. In campo sportivo la Alto ha avuto come testimonial giocatori quali Victor Pecci, il francese Gil Moretton, Diego Nargiso e il team della Alto Monviso formato da Maurizio Bonaiti, Alejandro Pierola e Franco Merlone, che nel 1980 ha conquistato il titolo di Campione d’Italia a Squadre.
    Alla fine degli anni ’80 cessa in pratica la produzione delle racchette e quello che rimane della ditta Alto passa in mano ai figli del fondatore, Antonella e Luca Altissimo, i quali dedicano le proprie energie alla distribuzione in Italia dei prodotti del gigante giapponese Mizuno.



    Logo-Alto

    Alto – racchetta 2

    Effetto fionda

    Modello Turbo King Size, racchettone, telaio tubolare in lega 7000 temperato. Stimata euro 20-25

    Macchina statica

    Un prototipo della Alto. Le capsule sugli incavi del telaio contengono mercurio, una soluzione che dovrebbe ulteriormente ridurre le vibrazioni dell’attrezzo. Stimata euro 80-100

    Robot

    Modello Grafite Medium Pro, mezzo racchettone molto rigido. Stimata euro 20-25.

     
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