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    La collezione di Alessandro Albiero


    All’inizio fu “500 anni di tennis” di Gianni Clerici.

    Un libro, direi, Il Libro per chi sia appassionato di tennis e abbia una qualche curiosità.

    La prima edizione del 1974 era ormai esaurita da tempo e trovarne una copia era un’impresa soprattutto economica, con quotazioni a sei zeri ( in Lire ).

    Finalmente, nel 2002 e’ uscita la nuova edizione, formato gigante, carta patinatissima e tanta qualità sia nelle centinaia di immagini che nei racconti del vecchi scriba.

    Un libro in quattro  parti, la prima dall’epoca classica alla fine dell’800, quando viene inventato il “Lawn Tennis”; una descrizione da storico, studioso, erudito o professorino come dice lui; una seconda parte (1874-1939) fatta con uno stile da scrittore, dove i tennisti divengono figure mitologiche e le loro imprese, epica.

    Poi un’ultima parte dedicata al contrapporsi dei mondi dei dilettanti e dei professionisti, dalla fine della seconda guerra mondiale sino all’inizio dell’era open con stile giornalistico ed in fine il tennis contemporaneo, quello open, quello di Borg e Federer, descritto con stile colloquiale, sino all’uso della parola “sfiga”.

     Questa pioggia di informazioni e suggestioni, alcune delle quali a me completamente ignote, non mi ha saziato, anzi… Ha fatto nascere un appetito smisurato.

    Troppo lontana l’epoca pre-1873 quando il Tennis comunemente inteso ancora non esisteva, troppo vicina l’epoca post 1945 per non parlare dei contemporanei, che conosciamo ormai da centinaia di ore di TV.

    Ma l’epoca dell’inizio del gioco? Quella mitica? Come fare a saperne di più? Di più dei Doherty di Wilding, dei moschettieri di Budge e Perry ?

    Bisognava andare alla fonte. Ai testi che Clerici aveva dichiarato nella Bibliografia del suo volumone.

     Mi ritrovo oggi con 294 libri di tennis: 9 dell’Ottocento, 112 fino agli anni ’30. In totale una pila di circa nove metri; più 28 riviste de “Il tennis italiano” di epoca fascista e la collezione completa de “Il Grande Tennis”.

    Libri raccolti in 7 anni di ricerche tramite aste on-line, negozi specializzati (di solito molto cari), viaggi a Londra, contatti con altri collezionisti (non sono l’unico) e librerie in Internet, soprattutto americane.

    Servono passione, soldi e tempo, gli ultimi due fattori sono inversamente proporzionali.

    Titoli inseguiti, sfuggiti per due dollari ad un’asta o comprati tre volte di seguito per sbaglio ( a qualcuno interessa” Lawn Tennis” di Hierons? ).

    Il valore di un libro dipende dallo stato del volume, dalla sua rarità, se e’ o meno una prima edizione e da quanto e’ ricercato.

     Il primo titolo non poteva che essere “Sphairistiké or Lawn Tennis” di Wingfield (1873).

    Non e’ altro che il manuale d’istruzione che l’inventore o meglio brevettatore  del Tennis moderno allegava alla cassa contenente il necessario per il gioco. Ne esistono oggi solo 23 esemplari al mondo, custoditi in qualche museo, decisamente fuori portata, anche se procurarsi una ristampa è semplice  ed è stata la via che ho seguito.

    Mi sono concentrato sui libri pubblicati tra 1873 e il 1939 e quelli successivi che parlassero di questa epoca.

    Molti sono libri di tecnica, istruzioni di come portare i colpi, su come scegliere la racchetta, regole del gioco e come costruirsi un campo da tennis. Curiosi ma non cosi’ interessanti.

    Altri sono biografie e autobiografie o storie di incontri e personaggi del tennis, uno spaccato dell’epoca oltre che cronaca sportiva e fonte di mille aneddoti e spunti per constatare quanto il tennis sia cambiato e quanto in verità sia sempre lo stesso.

     I libri pubblicati nell’800 sono istruzioni e consigli di gioco, esistevano gia’ disamine sui vantaggi e svantaggi del gioco a rete, nato nel 1880 dopo la variazione dei regolamenti sulla rete che viene abbassata sino all’altezza attuale permettendo servizi e attacchi piu’ efficaci  dei gemelli  Renshaw e mettendo fine a un tennis fatto si pazienti e lunghi palleggi ( anche 83 a punto) che caratterizzava i primi tornei; almeno cosi’ racconta Wilberforce in Lawn Tennis 1886.

     Il miglior libro per conoscere il tennis ottocentesco e inizio ‘900 e’ “Forty years of first class lawn tennis” di G.W.Hillyard 1924, in cui il segretario di Wimbledon racconta di tutti i campioni che hanno giocato sui verdi campi londinesi sino alla data di pubblicazione dell’ironico ed interessante volume.

    Allo stesso scopo, “The complete lawn tennis player” di W.Myers 1908 puo’ essere considerata la prima enciclopedia del tennis. Storia di Wimbledon, delle 6 edizioni della Davis, consigli su racchette, colpi e una disamina della salute del tennis in europa e negli altri continenti.

    Myers e’ stato il piu’ autorevole e prolifico scrittore e giornalista tennistico di inizio ‘900.

     Molto interessane la sua biografia “Captain Anthony Wilding” 1916 da abbinale all’autobiografia dello stesso Wilding “On the court and off” 1912, il primo esempio di autobiografia di un Tennista.

    Ne esce una epopea che ha dell’incredibile, un eroe romantico, un anticipatore dei tempi che passava da un ballo a corte ad un torneo di tennis in sella della sua motocicletta, senza disdegnare delle vere e propri gare su due ruote in Nuova Zelanda o un rally in Africa. Idolo delle ragazze e plurivincitore di Wimbledon e della Davis, finirà la sua eroica esistenza nelle trincee della prima guerra mondiale nei pressi di Neuve Chapelle.

     Avere molte fonti permette di incrociate i dati per avere la visione di un avvenimento da più punti di vista, come può essere la visione del primo periodo dei tour “pro”, raccontato nell’autobiografia di Tilden come in quella di Fred Perry e di Riggs o Don Budge. Come traspare dai loro scritti il carattere autocelebrativo di Perry, quello piu’ concreto di Budge a quello da spaccone di Riggs.

     Una storia a se e’ Big Bill Tilden, l’uomo che ha segnato il tennis piu’ di chiunque altro, come tennista prima e come scrittore e organizzatore di eventi pro, dopo.

    Da “The art of lawn tennis” 1920, una disamina del gioco e dei suoi aspetti sociali a “Match play and the spin of the ball” 1925 che e’ stato per 50 anni la migliore analisi scientifica del gioco. Drobny non se ne separava mai. Tilden e’ autore di numerose autobiografie come “Me the handicap” 1929, ironica storia di un bimbo timido diventato un fragile gigante dello sport e di romanzi a sfondo tennistico. La biografia piu’ completa e’ quella di Deford del 1975 “Big Bil Tilden: the triumphs and the tragedy”.

     Un capitolo a parte a parte è l’avventura della pattuglia francese anni ’20, quella della Lenglen e dei quattro moschettieri, capaci di dominare il tennis per più di un lustro.

    La diva Lenglen e’ autrice di alcuni libretti di istruzioni tennistiche mentre una recente biografia e’ opera di Clerici “Divina” 2002. I moschettieri sono stati ritratti da alcuni libri, ritengo molto interessante “La legende des mousquetaires” 1982 di Lambert, come significativi i numerosi scritti di Lacoste, genio assoluto del tennis, inventore e il primo ad applicare un metodo scientifico di allenamento che porto’ il giovane Rene’ al n.1 del mondo seppur sprovvisto di un fisico adeguato e di un particolare talento tennistico: “Lacoste on tennis”1931, “Tennis 1935” 1935, “plaisis du tennis” 1981.

    Poi, del più talentuoso dei moschettieri “Tennis par Henri Cochet” 1930 e “The art of tennis” 1935, del doppista Brugnon “L’epopee des mousquetaires”, divertente e dissacrante, mentre di Smyth “Jean Borotra the bounding basque” del 1971.

     In Italia il tennis su carta arriva molto presto, nel 1898, “Il lawn tennis” una traduzione del “Lawn Tennis” pubblicato in Inghilterra nel 1895 e scritto dal campione Wilfred Baddeley, ( diventato Vilfredo nella traduzione Italiana). I primi libri scritti da italiani sono “Il Tennis” 1914 di Bonacossa e Porro Lambertenghi e la successiva ristampa arricchita del 1927, con una bella dedica scritta dalla Lenglen, si dice, amante dell’autore. Qualcosa durante il fascismo, con divertenti tentativi di tradurre uno sport che parla inglese e poi, qualcosa su Pietrangeli e Panatta; Clerici e i suoi testi tra storia e romanzo, l’enciclopedia “Storia del Tennis”  di Rino Tommasi, Gli internazionali di Roma di Scanagatta e poco altro. Negli ultimi tempi, un divertente libro-intervista di Meloccaro a Bertolucci “Braccio d’oro” ed infine l’encomiabile casa editrice “Effepi Libri” che sfodera un titolo tennistico ogni anno: “Il Tennis e’ un grattacielo” raccolta di momenti tennistici che sono diventati patrimonio comune della memoria tennistica italiana e veloci ritratti dei protagonisti del nostro sport. Due traduzioni “Jimmy Connors mi ha salvato la vita” e “Borg Vs McEnroe” e del 2008 “Era Open” ripercorre uno per volta, ogni torneo dello slam dal 1968 sino a tutto il 2007, Un volume indispensabile per avere a portata di mano il resoconto chiaro, sintetico ma anche con un inquadramento storico dell’era professionistica.

     I migliori libri che ripercorrono la storia del gioco, oltre “500 anni di tennis”:  “Total tennis  encyclopedia” 2003 di Bud Collins, “Sporting gentlemen” 1995 di  Baltzell E. Digby, il tennis visto da occhi colti e un po’ snob, e “Kings of the court” di Potter, veramente ben scritta e “Styles and stylists” 1969 di Metzler per sapere come i grandi del passato giocassero.

    Una storia da dietro le quinte da non perdere, l’autobiografia dello stilista delle tenniste Tinling, uno che ha vestito dalla Lenglen alla  Capriati.

                                                   Alessandro Albiero



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