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    DONNAY


    La Donnay nasce in Belgio, dall’impresa di famiglia di Emile Donnay nel 1910, ma solo dal 1934 iniziò a dedicarsi alla costruzione di racchette, realizzate in una falegnameria ove sovente venivano anche forniti telai commissionati da importanti aziende del settore.

     A partire dagli anni ’50 inizia la vera propaganda tennistica e i suoi telai vengono affidati a campioni internazionali tra cui il grande Maestro Giovannino Palmieri, capostipite di una famiglia di tennisti eccellentissimi, e negli anni ’60 a Sergio Tacchini, Martin Mulligan e Odile De Roubin.

     Gli anni ’70 sono quelli della consacrazione di questo storico  marchio.

     Rod Laver e Bjorn Borg furono testimonial eccezionali.

     Nel 1974 Rod Laver mise in luce la ‘Number one’ mentre nel 1975 Borg esordì a Wimbledon con la ‘Diamond’.

    L’anno successivo nasce la racchetta destinata a diventare mito, la “ALLWOOD”, recante a lato del telaio la sua firma, a volte in doppio rigo e a volte per esteso. Delle racchette adoperate dallo svedese si narra che queste si rompevano mentre dormiva, tanto era la tensione delle corde, oltre 30 chili. Fu il suo allenatore Bergelin che lo accostò alla Donnay, tra l’altro, curando nei minimi particolari i miglioramenti da apportare al telaio.

     Oggi sono facilmente individuabili i telai ‘ALLWOOD’ utilizzati da Borg, perché venivano realizzati con livree esclusive per il giocatore dal rovescio bimane. Su queste racchette la ditta applicava la scritta DONNAY sul telaio facendo capitare la ‘Y’ sovrapposta ai colori rosso-arancio e a ridosso del piatto corde. Ciò non accadeva per tutte le altre Allwood in commercio.

    Se pertanto un giorno ne trovaste una potrebbe trattarsi con buone probabilità di una racchetta utilizzata dal campione.  

    Nel 1979, alla denominazione Allwood fu aggiunta la scritta Bjorn Borg, realizzata anche in versione “Bjorn Borg Superlight”. Seguì nel 1980 la ‘Borg Pro’ dal colore nero satinato con un gioco cromatico di quadratini che sfumavano dal rosso all’arancione all’altezza delle spalle e della testa della racchetta, il tutto completato da una lunghissima impugnatura in cuoio color tabacco adatta per la presa bimane del tennista svedese.

    Negli anni ’80, periodo del passaggio dalle racchette in legno a quelle più tecnologiche in graphite, sono nuovi campioni a valorizzare i telai della casa belga: Tulasne, Vijay Amritray, Hooper, Patrice Dominguez, Paolo Bertolucci, Cancellotti, Massimo Cierro, Mariaan De Swardt, Petra Thoren, Arias, Damir, Pistolesi, Gullermo Perez e  persino per un breve periodo Pete Sampras.

    Ma la Donnay di fine anni ’80 è stata soprattutto la racchetta di André Agassi, la “PRO ONE”.

    Un discreto successo l’ottenne la racchetta  Apollo “Revolutive” riproposta dal gennaio del 1989, grazie anche all’arrivo di Agassi in Donnay, così come la  “Agassi Formula Pro”, una racchetta realizzata con la stessa fibra utilizzata per la costruzione della navicella spaziale, un progetto del designer Antoine Volanis, l’ideatore della Citroen Picasso.

    Sia la “Pro One” che la “Formula PRO” erano caratterizzate da una singolare colorazione giallo-blu, successivamente poi mutata in grigio-arancione.

    Oggi, dopo Greg Rusedski e la Wickmayer che ne ha firmato la racchetta del Centenario, nel continuo del glorioso marchio ci stanno pensando Betanie Mattek Sands, Milos Raonic e Łukasz Kubot.

     



    Donnay Pro One (A. Agassi)

    Donnay Fiber Pro Bertolucci

    Donnay Competition

    Donnay Borg Pro (B. Borg, J. Arias

    donnay all wood 3

    Donnay champion

    Donnay Set

    Donnay Allwood Aut.

    DONNAY VST FORMULA PRO GIALLA

    DONNAY VST FORMULA PRO ROSA

    donnay-pro-one

    DONNAY APOLLO REVOLUTIVE VOLANIS

     
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